Questa notte così lunga!

La notte successiva al terremoto abbiamo trovato rifugio nella serra adiacente la nostra casa. Nel corso di quella notte insonne, ho digitato sul palmare questo racconto...

Ah! Questa notte così lunga, questo mostro che non dorme… Ogni nuova scossa è una spallata: alla pietra e al cemento delle nostre case, al nostro sistema nervoso, al nostro universo di riferimenti e certezze già sgretolato da quei venti secondi infiniti! Un animo forte e positivo si riadatta in fretta ai nuovi parametri: si aggrappa forte allo scoglio di ciò che è rimasto fino a spezzarsi le unghie: l’importante è essere vivi, in fondo la casa ha retto ed è lì, ancora in piedi e per fortuna abbiamo questa serra, anche se si gela, ma domani ci sistemeremo meglio, qui siamo al sicuro…Ma se arriva una scossa più forte? Se queste nuove certezze si spezzano ancora? A cosa aggrapparsi? Fermati Bestia! Fermati adesso! Basta! Non toglierci ciò che ci hai lasciato! Non prendere la vita di chi sta cercando di salvarne altre…
Cerco di svuotare la testa, pancia a terra dentro il sacco a pelo, in questa notte interminabile e disturbata. So che è importante recuperare sonno e forze: cerco di dormire, ma è difficile. Ogni tanto si balla. Io col sacco a pelo a terra la sento arrivare e poi crescere di intensità dando strappi prima verso giù poi su, poi a destra e poi inaspettatamente ancora a destra. Siamo sicuri però qua sotto, a volte non alziamo neanche la testa dalle coperte! Sento qualche radio giornale o vado su internet, poi se mi guardo intorno resto incredula davanti alla casa ancora integra, al panorama immutato mentre a pochi metri ci si dispera per lo sterminio della propria famiglia: ad Onna un giornalista del Centro che conoscevo da quando ho collaborato con loro ha perso due figli adolescenti e suo padre. Daniela l’hanno estratta abbracciata ai suoi figli ed anche a Castelnuovo sembra ci siano vittime tra i bambini…CRIBBIO
In sottofondo è un continuo rumore di macchine che passano, mezzi di soccorso, sirene di ambulanze, allarmi impazziti, elicotteri in volo. Ci si alza dai giacigli in continuazione: siamo in più di venti qua sotto e non si riesce a dormire. Sarà lunga questa notte…se mi appisolo un attimo il risveglio è confuso, la mente rifiuta ciò che i suoni impongono! Ne abbiamo appena avuta un’altra e stavolta non abbiamo potuto fare finta di niente!!! E’ l’una e un quarto e di nuovo tremiamo… non solo la terra, ma tutto il corpo.
Continuo a cercare su internet qualche notizia: il quadro assume sempre più i contorni di un film surreale: intorno a quest’ oasi risparmiata, paesi distrutti e vittime. Davanti ai nomi conosciuti è un groviglio di emozioni e di incredulità che ti assale. E mentre inevitabilmente ricrei le immagini dei loro attimi straziati dall’orrore, il tuo corpo sussulta e ritorna a quei secondi, al balzo dal letto a coprire il corpo di Giorgia, la mente ad abbracciare Laura una stanza pù in là: il piano di azione studiato da giorni viene applicato d’istinto, meccanicamente, senza pensare: non c’è tempo; io e Mario a proteggere Giorgia, i nonni su Laura per non intralciarci nel corridoio stretto e poi appena finisce di corsa fuori, con lo sguardo al cielo per evitare pericoli di cadute di calcinacci, tegole o altro! La scossa mi prende sveglia, la sento arrivare in sordina e mi lancio su Giorgia: la sfilo dal letto e la stringo trai due muri portanti, quell’angolo diventa nicchia ancestrale, uovo primordiale che ci ha partorito di nuovo. Mentre il mostro ti afferra alle spalle e ti scuote rabbioso e sembra chiederti conto di tutto, della tua vita, dei tuoi sogni, dei tuoi progetti…che valgono?
E ti scuote, ti scuote da una parte, dall’altra. Lo sai che è lui il più forte. E allora riesci solo a pregare. Speriamo che smetta presto. Se smette, la casa regge. Se smette ora siamo salvi. Che smetta, però! Che smetta subito…
E intanto guardi il volto di tua figlia e ti sorprendi di vedere che nei suoi occhi non c’è paura, solo una domanda stupita: cos’è questo? Cos’è questa cosa che mi spinge contro il petto di mamma e poi cerca di strapparmi via? Il terremoto. Allora, allora è questo il terremoto? Questo rumore indistinto, questo spostamento imprevedibile del corpo che non controlli più? E come fa a muoversi così questa casa? La nostra casa che è pesante, che non si è mai mossa, che i muri sono “duri”, e se ti ci appoggi sopra con tutte le forze non si muovono… e questo grido? Questo grido ininterrotto da dove viene? Ancora un’ altra scossa: ventre a terra la senti arrivare e poi crescere: no, non senti la terra tremare. E’ come qualcosa che si muove dal fondo senza sapere dove andare e ti strattona in cerca di una strada: di là, poi torna indietro, riprova poi si decide a cambiar strada e ti trascina più forte e poi ti lascia, all’improvviso.
Mai come in questi momenti passato, presente e futuro si contraggono con tanta forza! Strappata ai ricordi, i rumori di questa notte insonne ritornano: le pale incessanti degli elicotteri, ancora ambulanze, lo sciame di macchine sulla statale… come quella notte, come “ieri” notte! (Solo 24 ore e sembra infinito lo spazio di tempo, dilatato dall’ansia, dalla veglia forzata, dalle conseguenze di venti secondi che hanno ferito a morte la nostra terra!) A pochi minuti dalla scossa la notte si è riempita di rumori e le macchine erano formiche impazzite che correvano sulla strada: Un lungo serpente a due teste lungo la statale: quanta angoscia in quegli stretti abitacoli, quanto deve essere sembrato lontano il luogo da raggiungere: la madre il padre anziani in quella casa vecchia, i parenti, gli affetti, gli amici, il tuo mondo: il mondo che hai lasciato da adulto per un posto di lavoro lontano, quel mondo che hai vissuto bambino e che hai mitizzato, magari odiato da adolescente perché troppo stretto, troppo meschino, senza vita, divertimenti, occasioni. Quel mondo che oggi non sai più com’è, trovato immutato per 40 anni, maledetto per la sua inerzia o benedetto per la sua staticità…rifugio dagli affani di città, luogo beato di silenzio dove la vita aveva un rimo ancora sostenibile.
Continuano ad arrivare messaggi sul cellulare ed e.mail di solidarietà e sostegno.
Sono commossa: mi arriva così l’abbraccio di tutta Italia e dal mondo e mi sento più forte, guardo al futuro con grinta: ce la faremo, non siamo soli, non ci lasceranno soli: amano questa terra, amano noi, la nostra forza, la nostra generosità. Non ci abbandoneranno! E se l’Italia è riuscita da sola a ricostruire se stessa dopo la guerra, noi con l’aiuto dell’Italia, del Mondo intero riusciremo in poco tempo a ricostruire L’Aquila, Onna, Paganica,San Gregorio, Poggio Picenze, San Demetrio, Villa Sant’Angelo, Barisciano; Santo Stefano, Prata D’Ansidonia, San Pio, Castelnuovo….ma quanto ha camminato questa bestia! Mi sento sbigottita se penso alla vastità della tragedia!
L’alba si avvicina, comincia a rischiarare l’aria: qualcuno è già in piedi e si prepara a ricominciare. Magari ha passato la notte a pensare ad una sistemazione migliore…il cuscino è bagnato: il telo della serra non ci ha preservato dalla rugiada notturna. Il freddo è pungente e le coperte bisogna tirarle fin sopra la testa per riscaldarsi un po’. Speriamo soltanto ci sia il sole…sarà tutto più facile se è una bella giornata.

Anna Maria Aliberti.

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